17mag

Speciale Sardegna | I semi del futuro

Ceccarelli_selezioneAgricoltori, agronomi e cittadini in un percorso partecipativo per sviluppare nuove varietà di semi nelle ricchissime e antiche terre della Sardegna. È lo spirito dell’evento I semi del futuro, che si svolgerà dal 20 al 23 maggio nei comuni di Masainas, San Giovanni Suergiu e Calasetta.

Quattro giornate dedicate al miglioramento genetico partecipativo e alle sfide di un modello agricolo alternativo: sotto la guida del genetista Salvatore Ceccarelli, i partecipanti potranno scoprire i segreti della pre-selezione delle varietà in campo.

I dati raccolti verranno poi elaborati statisticamente, permettendo di decidere quali varietà scegliere per un migliore adattamento all’ambiente.

Si tratta di un’esperienza che in Sardegna è iniziata circa un anno fa nel territorio del Sulcis, porzione sudoccidentale dell’isola, grazie a un’iniziativa promossa dal Centro Sperimentazione Autosviluppo.

La sperimentazione è stata avviata inizialmente nel comune di Masainas, presso l’azienda agricola “Su Treulu Biu” (in sardo, “il caos vivente”).  Qui sono state seminate alcune varietà locali, e i primissimi miscugli. Pochi mesi dopo la sperimentazione è stata estesa ai comuni di San Giovanni Suergiu e Calasetta, dove è anche operativa una fattoria didattica.

In ogni campo, di 40 parcelle ciascuno, sono state seminate 17 varietà di grano duro e tenero e miscugli di tutte le varietà utilizzate.

Ora l’evento I semi del futuro punta ad ampliare la porzione di terra coltivata con le tecniche del miglioramento genetico partecipativo ed evolutivo, che rimette gli agricoltori e le comunità locali al centro del processo produttivo, con il costante supporto di agronomi e ricercatori.

Se ripetuta per 4 anni, la sperimentazione consentirà di far emergere le varietà adatte ai luoghi e ai cambiamenti climatici: un passo fondamentale per lo sviluppo di colture alimentari sane e biodiverse.

Nei prossimi giorni proveremo a raccontare questa sfida su Semi e dintorni: seguendo le tappe del programma dell’evento, lo Speciale Sardegna raccoglierà le voci di chi lavora tutti i giorni in campo per proteggere i semi del futuro.

9mag

Agritools, l’ICT che cambia l’agricoltura

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ICT4Ag. Una sigla prima semi sconosciuta, ora tra le protagoniste di quell’interregno dove l’Information and Communication Technology incontra la società. In questo caso, il mondo agricolo: ICT4Ag indica proprio il settore sempre più in espansione dell’e-agricolture, dove le moderne tecnologie di comunicazione vengono messe a servizio delle conoscenze agricole.

E proprio all’ICT4Ag è dedicato Agritools, uno degli ultimi progetti finanziati dall’European Journalism Center con il supporto della Bill & Melinda Gates Foundation. Lo stesso grant che l’anno scorso ha finanziato il “nostro” Seedversity, e che oggi rinnova l’interesse verso l’innovazione nel mondo agricolo.

Agritools è un progetto di ricerca giornalistica che attraverso un viaggio tra Olanda, Italia, Senegal, Kenya, Uganda e Ghana racconterà come la tecnologia mobile e digitale sta rilanciando il settore dell’agricoltura, della pesca e dell’allevamento in molte realtà locali di questi paesi.

Come spiega un articolo pubblicato recentemente su Wired, media partner del progetto, la piattaforma di Agritools sarà sviluppata attraverso due ingredienti principali, rigorosamente open access:

  • Una mappa interattiva, contenitore che raccoglie storie e testimonianze incontrate sul campo tra Europa e Africa
  • Uno spazio di crowdsourcing dove start up, organizzazioni e realtà locali possono raccontare esperienze e iniziative tra agricoltura e ICT.

In questo modo Agritools punta a costruire una rete virtuale, in grado di connettere persone che da una parte all’altra del mondo lavorano per portare innovazione nel modo di fare agricoltura. In pieno spirito ICT4Ag.

6mag

Innovation Prize for Africa 2015, focus sugli agro-dati

 

Innovation Prize for AfricaL’accesso ai dati in agricoltura permetterà una trasformazione radicale nel sistema socio-economico africano.

Lo ha detto uno svizzero con origini africane, Jean-Claude Bastos de Morais, fondatore della prima banca d’investimento di Angola e “papà” dell’Innovation Prize for Africa.

Istituito nel 2011, il Premio è giunto alla sua quarta edizione, e mette in palio 150 mila dollari per finanziare progetti che promuovono lo sviluppo e l’innovazione nel continente africano.

Proprio in questi giorni la commissione sta finendo di valutare le 925 proposte arrivate da 41 paesi del mondo. I tre progetti vincitori saranno annunciati durante una cerimonia che si terrà il 12-13 maggio a Skhirat, Marocco.

Ma quali sono i requisiti fondamentali per aggiudicarsi il premio dell’innovazione? In un articolo apparso su IT News Africa, Bastos de Morais guarda all’agricoltura come a uno dei settori in cui in Africa è più urgente investire. E parla proprio di agro-dati: “Oggi in Africa l’accesso ai dati è aumentato e gli strumenti che si basano sulla tecnologia dei dati sono sempre più diffusi” dice. “Questo processo trasformerà profondamente il settore agricolo perché le comunità di contadini stanno iniziando a recepire e promuovere l’innovazione, anche grazie all’accesso ai dati”.

Occhi puntati sull’Innovation Prize dunque, per scoprire in che modo i progetti presentati risponderanno alla sfida lanciata dall’innovatore svizzero-africano. Che tra l’altro è già stato nominato tra le 100 persone più influenti d’Africa.

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29apr

FARMDATA, nasce la piattaforma agricola open source

Schermata 2015-04-30 alle 17.17.38Già il fatto che un’università possieda un’enorme fattoria organica dove gli studenti di agraria possono fare pratica è piuttosto inusuale. Accade a Carlisle, in Pennsylvania, dove tutti i ragazzi del Dickinson College mangiano prodotti provenienti dall’omonima Dickinson College Farm, sede anche di training e lezioni in campo.

È proprio durante una di queste attività didattiche che nasce l’idea di FARMDATA, un database open source pensato per gli agricoltori di tutto il mondo.

L’intuizione di partenza è piuttosto semplice: raccogliere informazioni sulla quantità di semi piantati, gli ettari coltivati, la rotazione delle piantagioni può essere terribilmente lungo. Senza contare che i dati aumentano esponenzialmente da un ciclo all’altro. Perché non costruire una piattaforma che permetta al tempo stesso di automatizzare il processo e condividere i dati?

Se lo sono chiesto Matt Steiman, gestore della Dickinson College Farm, e Tim Wahls, professore di informatica. Hanno posto la questione agli studenti, e con alcuni di loro hanno sviluppato la prima versione di FARMDATA.

Volutamente non una app: la piattaforma punta a essere compatibile con qualunque device che abbia una connessione Internet, in modo che chiunque possa usarla praticamente in qualsiasi momento, anche con l’opzione del comando vocale. Gli studenti del Dickinson College hanno anche realizzato un webinar disponibile gratuitamente online, che spiega l’utilizzo della piattaforma.

FARMDATA raccoglie dati sulla semina, la raccolta, l’irrigazione, ma anche gli ordini, le vendite, i prodotti portati alle fiere. E può produrre istantaneamente report analitici o generare grafici facilmente consultabili.

Per la sola Dickinson College Farm, questo significa risparmiare un terzo del tempo nell’attività di gestione e controllo. Ma FARMDATA potrebbe anche diventare un patrimonio condiviso di informazioni utili per il mondo agricolo, rigorosamente free e open source.

22apr

Semi e dintorni torna in campo

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Ci abbiamo messo un po’, ma siamo tornati. Con molte storie da raccontare e una rete da far crescere. Semi e dintorni nasce nel 2013 da un progetto coltivato e sedimentato negli anni, con l’obiettivo di mostrare un altro volto dell’agricoltura, quello di chi fa innovazione senza necessariamente piegarsi a una dimensione industriale.

Per circa un anno ci siamo spostati su altri schermi, quelli del webdoc Seedversity: finanziato dall’European Journalism Centre, il progetto è una raccolta di storie e immagini tra Senegal, Etiopia, Iran, Francia e Italia.

Un documentario crossmediale e interattivo sull’agrobiodiversità, che per sei mesi ci ha portato in giro per il mondo a raccogliere le esperienze di contadini e agronomi che stanno lavorando insieme per riportare in vita e in campo varietà locali di semi. Incrociando, selezionando, sperimentando, e soprattutto scegliendo di valorizzare la diversità al posto dell’omogeneità delle monoculture.

I semi, prodotti e conservati da oltre diecimila anni dai contadini di tutto il mondo, diventano così la moneta universale alla base della sicurezza alimentare del pianeta.

È proprio da qui che vuole ripartire Semi e dintorni: perché custodire le varietà locali certamente nelle banche dei semi ma soprattutto in campo può aiutare a sconfiggere le minacce della malnutrizione, dell’impoverimento dei suoli, dei cambiamenti climatici.

Ricominciamo oggi 22 aprile, nella Giornata Mondiale della Terra: lo facciamo con l’obiettivo di intrecciare le testimonianze dirette di agricoltori, ricercatori e agronomi che lavorano insieme per proteggere e valorizzare la biodiversità in agricoltura.

Andando così all’origine del cibo di tutti i giorni, per provare ad affrontare una domanda fondamentale: come nutrire una popolazione che raggiungerà i 9 miliardi entro il 2050? La risposta va cercata direttamente in campo, tra chi coltiva la terra e chi studia nuovi modi per tutelarla.

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